L’allarme antincendio – Fire alarm

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Allarme antincendio. Una cosa che per me é sempre appartenuta al mondo dei film e delle serie Tv americane e che, ora che in America ci vivo part-time, é diventato una cosa reale. Seppur non è tangibile, perché l’unica parte che puoi toccare con mano è il dispositivo di rilevamento del fumo installato in casa che richiede un cambio di batterie semestrale, quantomeno è udibile!

Ricordo ancora il mio primo allarme antincendio ed oggi sorrido della mia reazione di allora!
Ero venuta a passare un mesetto con quello che al tempo era il mio ragazzo (espressione curiosa dal sapore adolescenziale), in una di quelle gustosissime fasi in cui hai la coscienza ripulita dagli esami appena sostenuti e le lezioni sono sospese fino all’ inizio del nuovo semestre.
Qui negli States viviamo in un palazzo di 18 piani che, paragonato alla maggioranza degli edifici romani ( Roma è l’altro mio part-time abitativo), é un mastodonte. Ogni piano conta 20 appartamenti di dimensioni varie e le anime non sono censibili.
In uno dei nostri pomeriggi molto pigri, nel mezzo di una pennichella di cui non mi vergogno perché mio marito (ora siamo sposati) fa dei turni che un italiano medio definirebbe inumani, attaccando variabilmente tra le 5 e le 6 (qui le giornate iniziano più presto, persino le mie!). Mentre lui già russava profondamente ed io ero in quella fase incerta del dormiveglia di chi ha comodamente casalingheggiato tutta la mattina, eccolo. Repentino e violento a colpirci nella nebbia del nostro sonnecchiare, un deciso driiiiiiiiiiiin.
Un suono meno torreggiante e meno acuto di quanto immaginassi, un suono che definirei rotondo e quasi morbido, più un dreeeeeen che un driiiiiin.
Nella mia testa il sergente Hartman di Full metal jacket a mettermi la fretta addosso, a ridisegnare i contorni della parola fretta e di un’ansia tutta nuova … con tutto che io sono unesperta dell’ansia e delle sue mille sfumature!
Daniel appannato e sfocato si tira su nel letto (ancora nel letto?!?!?) con quelle che lì per lì mi sono sembrate la destrezza di un pachiderma e la rapidità di un bradipo.
Io, trasformata in una brutta e scoordinata copia dell’ Ispettore Gadget, con una mano afferro una giacca mentre con l’altra mi infilo sgraziatamente entrambe le scarpe, il tutto urlando con la voce sul picco del mio possibile acuto, quello che mi esce solo quando bevo.
Il cervello in pappa. Mi lancio sul mio trolley per estrarne il passaporto mentre credo di ordinare a Daniel di salvare il mio bambino, il mio tesoro ( battezzato appunto Precious!): il lap-top.
Vengo invitata a lasciate tutto e salvare solo la vita da un Daniel ancora palesemente assonnato ma già pronto e molto più risoluto di me. Panico. Eseguo gli ordini.
Lui serafico mentre io corro all’impazzata per il corridoio che si é magicamente allungato di un chilometro ed é ora disseminato di insormontabili ostacoli: le pantofole, il cesto dei panni, i detersivi, tutti a cospirare in corridoio.
Aprendo la porta mi aspetto fuoco e fiamme quindi, come buon film insegna, mi sono armata di asciugamano per ripararci.
La quiete più totale.
Sono tutti già morti?! Siamo morti noi?!
Scendo le ripidissime scale saltando gli scalini dieci a dieci e dal nostro quinto piano sono nella hall in 30 secondi, avessi continuato con l’atletica chissà dove sarei oggi!!
Il marito segue. Un paio di ansiose madri con bambini molto piccoli sono già li, avranno senz’altro usato i loro super poteri mammici (lo sanno tutti che le mamme hanno dei super poteri), non c’è altra spiegazione alla loro rapidità, mi dico.
Con una lentezza che a me pare mostruosa, o piuttosto suicida, iniziano ad apparire più persone che automaticamente vanno a formare piccoli gruppetti. Il dreeeeeen sovrasta il chiacchiericcio confuso dei condomini che vanno aumentando in numero.

Una donna ha con sé un trolley. La guardo con un misto di invidia ed ammirazione e penso che la prima cosa da fare quando risaliremo sarà mettere insieme l’indispensabile nel mio trolley che, al prossimo allarme antincendio, mi seguirà verso la salvezza. Poi penso che questa donna deve aver vissuto già molti allarmi antincendio nella sua vita. É un’afroamericana sulla quarantina, è scesa con molta calma ma era già pronta all’evenienza (mi rifiuto di credere cha abbia messo insieme il trolley sul momento), insomma, sono al cospetto di una veterana! Vorrei avere il coraggio di chiederle cos’ha dentro al suo trolley. Immagino un pratico cambio abiti, pigiama, beauty di emergenza, un caricatore del telefonino, dei documenti importanti, indubbiamente le foto dei parenti lontani e con tutta probabilità i suoi preziosi bigodini senza i quali è una donna senza un’acconciatura, dunque persa! Quel che è certo è che nel mio di trolley non servirebbe mettere il pigiama visto che, realizzo facendo la mia listina mentale degli indispensabili, io il mio lo sto spudoratamente indossando! Dilettante!

Le pareti della hall si illuminano di rosso e blu con un effetto che ricorda le discoteche anni ’90. Saranno passati a dir tanto cinque minuti dallo scatto dell’allarme e ben due mezzi dei vigili del fuoco sono qui. I fire fighters. Mi perdo per un istante nella meraviglia della diversità delle lingue. Quant’è più fico ed efficace il “combattente del fuoco” rispetto al “vigile del fuoco”?! Quale dei due potrà realmente sconfiggere il nemico fuoco, l’attento e pronto vigile o l’impavido lottatore? La differenza dei tue termini è per me decisamente a favore dell’inglese combattente/lottatore, che mi difende e protegge dal fuoco abbattendolo. Il desto vigile del resto ha un che di rassicurante ma, aimè, quel che concorre a renderlo inferiore è la certezza che in Italia questa tempestività di intervento ce la sogniamo!

Non faccio a tempo a salvare i saggi e rassicuranti vigili del fuoco, brutalmente messi a KO dagli audaci lottatori americani, che l’allarme si interrompe. Falso allarme ci dicono. Un momento. Calcio di rigore. Il fireman ha una pancia che sembra un cocomero! E, almeno nell’immaginario di tutte le donne italiane il vigile del fuoco è, per definizione, sexi. Deve esserlo, sono certa che sia nei pre-requisiti per essere ammessi nel corpo. Magra consolazione però, perchè in fondo seppure la bellezza salverà il mondo di certo un fuoco non lo spegne!

Finalmente veniamo tutti invitati a rientrare ordinatamente nelle nostre abitazioni, che ora più mai mi ricordano le celle di un grande e popoloso alveare.

America-Italia, 1-0??

fire exitFIRE ALARM

Fire alarm. Something that for me belonged to the world of American movies and series and now, since I am living part-time in the states, became something real. Although is intangible, ‘cos the only part you can actually touch is the smoke detector installed at home which requires a change of batteries every now and again, at least is audible!

I still remember my first fire alarm and today I smile at the reaction I had then! I came to spend some time with who at the time was my boyfriend/guy (funny expression with a teenagersish taste), in one of those phases when your conscience has wiped with the exams and classes are suspended till the beginning of the new semester.

Here in the states we live in a 18 story building which, comparing with the majority of roman buildings (Rome’s my other part-time habitat), is a mastodon. Each floor counts with 20 apartments of different dimensions and the souls living in it are countless. In one of our very lazy afternoons, in the middle of a nap which I am not ashamed of because my husband (we are now married) works on shifts that the majority of Italians would describe as un-human since he starts between 5 and 6 (in here days starts earlier, even mines!) , while he was already deeply snoring and I was in that undecided phase of the half-sleep typical of those who have comfortably been housewifeing the whole morning, here it was. Sudden and violently hitting us in the fog of our snooze, a determined driiiiiiiiiiiin. A sound less towering and sharp than I expected, a sound that I’d describe as rounded and almost soft, more of a dreeeeeeen than a driiiiiiin. In my head gunnery sergeant Hartman from Full metal jacket urging me to hurry, redesigning the borders of the word hurry and of a brand new anxiety … and I am an Advanced in anxiety and its many shades!

Blurred and clouded Daniel waking up/chinning in the bed (still in bed?!!?) with what at the moment felt to me like the dexterity of an elephant and the speed of a sloth. Me, transformed in the ugly and uncoordinated copy of Inspector Gadget, grabbing a jacket with one hand whilst with other I am simultaneously wearing both shoes, all of it shouting with my worst high-pitched voice, the one I only have when I drink. The brain melted. I literally throw myself on the trolley in an attempt to get my passport while I believe I am ordering Daniel to save my baby, my treasure (baptized Precious!): the lap-top. I hear a still sleepy but surprisingly ready Daniel inviting me to leave everything behind and save my life only. Panic. I follow the orders. Him seraphic while I run wildly along the hallway which is suddenly one kilometre longer and freckled with insurmountable obstacles: flip-flops, the clothes hamper, detergents, all conspiring in the hallway. I expect fire and flames opening the door so, as I’ve learnt in the movies, I am equipped with a towel to cover us.

The most peaceful stillness and quiet out there.

Is everybody dead already?

Are we dead?

I go down the steep stairway jumping steps ten by ten and, from our fifth floor I reach the hall in 30 seconds, wondering where I could be now if I hadn’t given up on my athletic career!

The husband follows. A bunch of anxious mothers with very little babies are already there, they must have used their mummyish superpowers (everybody knows mothers have superpowers), there is no other possible explanation for their fastness, I tell myself. With a slowness that feels crazy to me, likewise suicidal, more people start appearing and they automatically gather in tiny little groups. The dreeeeeeeen dominating the confused chatting of the neighbours increasing in numbers.

A lady has a trolley. I look at her with a mix of envy and respect thinking that the first thing to do as we get back home is to gather together the indispensible things to put inside my trolley that will follow me to salvation at the next fire alarm. Then I think that this lady must have already experienced a number of fire alarms in her life. She’s an Afro-American in her forties , she came downstairs taking all of her time, but she was already prepared for it (I refuse to believe she has organized her trolley in the moment), hence, I am standing before a veteran! I would like to have the courage to ask her exactly what she has inside her trolley. I imagine a change of clothes, pyjama, emergency beauty-case, mobile charger, important documents, undoubtedly pictures of her faraway relatives and very probably curlers without which she’d be a woman without an hairstyle, therefore a lost one! What is sure is that I won’t need to put any pyjamas in my trolley since I am realizing whilst mentally doing my list that I am unashamedly wearing mine right now! I’m such a novice!

The hall’s walls light up with a red-blue-green light which reminds me of the 90’s Disco. a maximum of five minutes have passed since the alarm start ringing and there are already two vehicles of the fire fighters out there. The Fire fighters! That’s what they are called in English, and I get lost in my thinking about the amazing language’s differences. How much cooler is the “fire fighter” compared with the Italian “ fire watcher” ?! Which one can really defeat the enemy fire: the awake and wise watcher or the brave fighter? The difference in the literal translation does not leave any space for doubts, is totally on the side of the English fighter, protecting and defending me from the fire, knocking it down. The awake watcher has something comforting though, but, damn, what is bringing him down is the certainty that in Italy we can only dream about this promptness of action! Watchers, not doers!

I don’t have the time to try and saving the fire watchers, brutally knocked down by the audacious American fighters that the alarm stops. False alarm they tell us. Hang on a second. Penalty kick. The fireman swallowed a watermelon or what?!?! His stomach is gigantic and, as far as it concern the Italian women imagination the fireman is by definition sexy. He has to be, I am sure is part of the requirements to apply for the position. Cold comfort thought because, although beauty may save the world, I am pretty sure it can’t stop a fire!

Finally we’re told that we can slowly get back to our homes which now more than ever remind me of the cells of a very densely populated beehive.

America-Italy, 1-0??

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