veleggiavo tranquilla

il mare

veleggiavo tranquilla.

passaggio di grado dal canotto alla vela,

cazza, ammaina, scuffia e prendi un paio di bomate distratte.

il lago per imparare

il mare per sentire.

rispetto e timore

potere e controllo.

io ed il mio mezzo: terra e fuoco.

il mare increspato dal vento: acqua ed aria.

quell’inebriante sensazione che ti possiede nella congiunzione degli elementi.

una danza, una chimica, una magia.

libertà.

il mio capitano ed il mio io.

veleggiavo tranquilla e lo vidi all’orizzonte.

un’isola a motore, il Titanic.

“imbarcati con noi, imparerai l’Oceano, c’è tanto da fare”,

e mi lasciai tentare.

sono due anni adesso che non vedo che il mare.

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